sabato 9 luglio 2011

Busia Borders (41)

Il penultimo giorno, mi sono timidamente avvicinato alla matron, Mama New Hope, e le ho chiesto se potevo fare il bagno ai babies. Per babies intendo i tre piccolini, che non si fanno il bagno da soli: Matthew, Joseph e Aida. Tre creaturine di tre anni ciascuna che mi hanno fatto venire voglia di metterle in valigia e portarmele a casa. Matthew in particolare era un pupettino che cercava affetto in ogni angolo e negli ultimi giorni, appena mi vedeva, mi si arrampicava addosso e si faceva coccolare ad oltranza – quando non era intenzionato a farsi accompagnare alla latrina o a farsi reggere mentre si arrampicava su un albero in cerca di frutta. La matrona mi ha detto: Certo. WILL YOU? Sarebbe stata una grande contralto, o in alternativa, la versione bassa di Ella Fitzgerald, con quella voce a caverna che ha. E mi ha raccomandato di presentarmi alle sei puntuale (avrei sostituito Brenda, quella sera era il suo turno di fare il bagnetto ai tre nanetti).

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giovedì 7 luglio 2011

Busia Borders (40)

Naturalmente avevo il mio fedele taccuino su cui annotare i programmi delle lezioni, i termini che non conoscevo, le idee vaganti e i disegni dei bimbi. Una volta ogni due o tre giorni, ma senza regola fissa, andavo a Busia per procurarmi acqua, ricariche telefoniche, libri, cibo, o per spedire mail alla Computer School. Una regione del mio cervello ha occupato qualche ora di tempo libero per appurare se il Lugandan, la lingua ufficiale ugandese, e la sua variante busiese, il Samìa, fossero flessive (no) o ergative (nemmeno). Probabilmente sono isolanti, ma per affermarlo con sicurezza mi ci sarebbe voluta una conoscenza più estensiva della loro grammatica.

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lunedì 4 luglio 2011

Busia Borders (39)

Tempo libero?

Si, come se lo avessi – ho pensato al mio arrivo. Eppure di tanto in tanto ce n'era. Quando non sei costretto a uscire la sera per fare società, hai un capitale di tempo che arrivi ben presto ad amare. Andavo a letto alle otto, nella pace dei sensi, con un libro in mano, la torcetta e la zanzariera impregnata di insetticida – il che dava allo spaurito volontario un insospettabile senso di protezione. E leggevo molto in fretta, come tutte le volte che non ho distrazioni. Mi sono divorato I terribili segreti di Maxwell Sim di Johnathan Coe, Vergogna di Coetzee, Il giocatore invisibile di Pontiggia, La piccola citta' di Heinrich Mann, il primo volume di Tom Jones di Fielding (purtroppo il secondo non l'avevo portato), Bestiario di Cortazar e più o meno metà di Suttree di McCarthy – che ho finito in aereo. Una noia mortale, quel romanzo.

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sabato 2 luglio 2011

Busia Borders (38)

La televisione ce l'hanno, ma la usano come un giocattolo: si rivedono seicento volte la stessa telenovela nigeriana in quattro puntate su un principe che viaggia in Mercedes e mette incinte due cameriere – compresa di mamma regina che prende a ceffoni le suddette cameriere. Princess Tyra rimarrà definitivamente nel mio cuore.

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giovedì 30 giugno 2011

Busia Borders (37)

Un giorno che mancava l'acqua ho beccato per strada Hope ed Abby (la piccolina, la figlia minore del pastore Fred, sette anni) che portavano alcuni barili pieni di acqua dalla cisterna fino a casa (un trecento metri). I miei tentativi di dar loro una mano prendendo qualche barile hanno generato risate a non finire e ringraziamenti. Un uomo non si occupa della casa, e non porta certo l'acqua – tantomeno un ospite. Il giorno dopo mi sono intestardito ad andare con Brenda (una ragazza del NH che viveva in casa con noi) e Olivia (la figlia di un cugino di Ken nonché amicissima di Becky) a prendere altri barili direttamente alla cisterna, e me lo hanno permesso; ma non mi hanno permesso di lavare i miei vestiti, e quando gli ho spiegato che a casa mia di solito cucino, se ho degli ospiti, hanno trovato la cosa molto divertente.

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sabato 25 giugno 2011

Busia Borders (36)

Uncle Giulio, you are crazy! mi dicono, quando infilo qualche stupidaggine da musungu in un inglese imparato leggendo Jane Austen.

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giovedì 23 giugno 2011

Busia Borders (35)

Sono rimasto impressionato quando una bambina mi si è avvicinata e si è inginocchiata nel toccarmi la mano; mi sono inginocchiato a mia volta, e Becky, la ragazza che mi accompagnava (la primogenita di Augustine), mi ha fatto alzare, spiegandomi che solo le ragazze si inginocchiano, quando pensano che chi hanno davanti sia un personaggio da rispettare. I maschietti, invece, non sono tenuti ad inchinarsi. Quella stessa sera mi sono reso conto del perché Sharon ed Abby offrano la spremuta a Fred, il loro babbo, inginocchiandosi. Io pensavo che lo facessero perché fosse più comodo – e stavo quasi per complimentarmi per la buona educazione posturale: inginocchiarsi e rialzarsi tenendo la schiena sempre dritta è un consiglio che i fisiatri ripetono da decenni.

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martedì 21 giugno 2011

Busia Borders (34)

La gente del circondario mi apostrofa come musungu, e i bambini si eccitano come caimani quando passo, urlando musungo! hau ar iu'? Quando gli rispondo in ugandese (blungi), ridono come scimmie. Specialmente i più piccolini sono divertitissimi dal mio passaggio per le strade di campagna. Alcuni mi corrono incontro per stringermi la mano – toccare il musungu porta fortuna, o quantomeno soldi. D'altronde è risaputo che noialtri musungu siamo tutti dei milionari annoiati e afflitti dai sensi di colpa. Mi è stato spiegato che musungu non vuol dire bianco nel senso di 'colore', ma indica un tizio che va in giro e fa domande e ficcanasa ovunque. Cioè, quello che hanno fatto i bianchi dalla loro prima apparizione all'Equatore – missionari compresi.

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sabato 18 giugno 2011

Busia Borders (33)

Ho avuto qualche dissidio con i ragazzi dell'orfanotrofio quando gli ho detto che non credevo in Dio; ci sono rimasti male e hanno detto che pregheranno per me. In compenso ho resistito a una discussione sulla Bibbia in cui gli ho con molta calma esposto le mie convinzioni sull'evoluzione, sul passaggio dall'inorganico all'organico e sul valore simbolico e antropologico della Bibbia. Qui credono davvero che se sei malato e preghi, Dio ti salva: e prendono la Bibbia come un documento storico, per cui Adamo ed Eva sono veramente esistiti. Il NH è un'organizzazione cristiana, per cui non c'è nulla di che stupirsi; ma a volte temo francamente che sperare con tanta tenacia che, per quanto soffri quaggiù, verrai comunque ricompensato lassù, sia un modo per evitare di sbattersi sul serio quaggiù perché la tua vita migliori. La cruzade, di cui dirò, è stato l'esempio più infelice di questo modo di pensare.

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martedì 7 giugno 2011

Busia Borders (32)

Quanto agli insetti – altro punto che mi preoccupava moltissimo – era in fondo 'na roba normale. Eccetto un ragno enorme, un orrendo scarafaggio grande come una piccola rana, un'orrenda cavalletta verde lunga come una tavoletta di cioccolato, e tante, tante formiche. La zanzara tigre, da che mondo è mondo, risede in zona. La malaria è in effetti la prima causa di morte in Uganda; l'AIDS è sceso all'ottavo posto – al sesto ci sono gli incidenti stradali. Dormono tutti con la zanzariera, e ogni sera io spruzzo la mia con insetticida. E prendo delle medicine ogni giorno. Non escono mai quando fa buio, loro, e giustamente, perché dopo il tramonto la zanzara tigre diventa piu' aggressiva; in particolare, noi musungo, noi bianchi, non è consigliabile che usciamo quando fa buio, perché qualcuno potrebbe approfittarne. D'altronde lì il buio è il buio: di illuminazione stradale non se ne parla nemmeno. E vabbé che siamo in campagna. Però non è proprio il buio di Ozzano Emilia, ecco.

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domenica 5 giugno 2011

Busia Borders (31)

Era diventata per me un'abitudine girare con la mia bottiglia di minerale. E grazie: l'acqua da bere non la devi bere, senno' dissenteria. Non ti ci puoi nemmeno sciacquare la bocca. Tutta l'acqua usata in casa per fare il cibo o la spremuta e' ovviamente bollita prima, per riguardo a noi – per non ammazzarci, insomma.

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venerdì 3 giugno 2011

Busia Borders (30)

Veniamo al cibo. Loro mangiano con le mani: in casa ci sono le forchette, è vero, ma capisci che le forchette sono lì per noi volontari, quando fai caso al fatto che non mangiano ad un tavolo, ma prendono il cibo nel piatto, si siedono in poltrona e lì lo consumano. Quando però tu, tenero volontario che non oserebbe mai fare un appunto ai modi di vita del prossimo tuo, sei costretto a mangiare un osso di pollo solo con una forchetta, senti la disperata mancanza del coltello: una forchetta ha senso solo se c'è un coltello, cosa che non esiste se non per spalmare il burro la mattina. Da questo particolare capisci che le forchette sono delle aggiunte per noi, che loro capiscono a malapena.

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mercoledì 1 giugno 2011

Busia Borders (29)

Ero a casa. In molti sensi. Ma il più evidente era che questa gente ha un concetto del contatto fisico che è praticamente identico al mio. Si abbracciano, si stringono la mano, te la prendono e te la stringono quando camminate per strada, ti saltano addosso e tu salti addosso a loro, gli tiri il naso, gli fai il solletico – che li manda regolarmente ai matti – e poi vorrebbero, specie i più piccini, starti in braccio tutto il giorno. Ogni sera spiavo, seduto sulla mia poltrona, l'arrivo di Hope, una robusta cinna di tredici anni dai non chiarissimi rapporti di parentela, come avrò a dire. Lei compariva sulla porta di casa, mi guardava, socchiudeva gli occhi con aria furbetta. Io scattavo. Lei correva. Io l'afferravo, la sollevavo, la buttavo sul divano (gentilmente), e dài con il solletico. Lei ride come una scema e contemporaneamente fa le sue lamentazioni di rito (Aaaaah! Uncle Giulio, you're disturbing me! I'm going to cry! Maaammaaaaa) seguite dalle mie risposte (You deserve it!! You are STUBBORN! STUBBORN!! HOPU!). Hope era anche mia allieva (va in P4): era l'occasione per ricordarle che doveva fare i compiti per il giorno dopo. Due giorni dopo il mio arrivo, la gente si riferiva già a lei come alla mia little sister. E in effetti mi rendo conto di avere sviluppato nei suoi confronti un attaccamento molto più fraterno e protettivo del mio solito. Sta di fatto che al mio ritorno, la prima sera, la casa mi è sembrata molto vuota senza lei che tentava di evitare i miei catturoni.

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lunedì 30 maggio 2011

Busia Borders (28)

Mi avevano ventilato la possibilità di un caldo porco. Ma nemmeno tanto. Le giornate potevano anche arrivare ai trenta gradi, ma se uno si fermava sotto un albero, tirava un vento delicatissimo che gli impediva di soffrire. Certo, se quell'uno è scemo come me, che cammina con delle falcate che un allosauro di dieci metri troverebbe esagerate, e magari anche sotto il sole alle due del pomeriggio, soffrirà il caldo. Ma non sono tutti scemi, a questo mondo. Le notti erano invece freschine; a inizio settembre parte la stagione delle piogge – e ogni giorno, alle cinque precise, piove che Dio la manda.

In Uganda la pioggia esagera sempre; un paio di volte ho creduto che stesse per arrivare un tornado ed era un semplice acquazzone. Che, tra parentesi, ha fatto addormentare, col suo chioccolìo costante, il piccolo Matthew che tenevo fra le braccia. Temperatura media direi sui 20 gradi, 25, tiè. Credo che dipenda dal nostro essere in collina, o chissà da quale fenomeno metereologico che non capirò mai.

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venerdì 27 maggio 2011

Busia Borders (27)

E tuttavia, un progresso l'ho notato, specie negli ultimi giorni; e mi conforta sapere, che non rimarrà lettera morta. Dopo la mia partenza, Cathy ha preso in mano le mie classi con i testi che avevo prescelto, e siccome rimane fino a Natale, non dubito che saprà completare l'opera. Mi piace l'idea di contribuire in qualche modo, anche se piccolo, alla loro vita futura; credo che dargli due dritte su come leggere ci può aprire la mente e mostrare nuovi orizzonti (trad. piantàtela di leggere la Bibbia e di crederci come dei boccaloni – ma questo non gliel'ho detto), sia utile, anche se a lungo termine.

Sempre che loro, pur di avere un po' di finanziamenti, non facciano finta che anche un singolo giorno puo' apportare un cambiamento (così dicono). Suona sensato, se ci si pensa... l'orrendo occidentale ci finanzia? Ok, facciamolo giocare un po' con le time tables, facciamogli credere che è utile e ridiamogli dietro, così è contento e scuce i soldi e non fa danni.

Però, se ragionassimo sempre così, non costruiremmo niente. Alla fine, questa cosa si può dire di tutti quelli che ci circondano, non solo di loro... e allo stesso modo, sia di loro che di tutti quelli che ci circondano si può dire l'esatto contrario.

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giovedì 26 maggio 2011

Convalido l'iscrizione a Paperblog sotto lo pseudonimo di emilioneoteros.